Update sul trapianto di endotelio
Massimo Busin

La cheratoplastica endoteliale (trapianto di endotelio) è divenuta l’intervento standard per il trattamento chirurgico dello scompenso endoteliale. Sia la tecnica DSAEK, sia la DMEK, sia le tecniche ibride consentono sia una visione che una rapidità di recupero visivo nettamente superiori a quelle della cheratoplastica convenzionale. Le tecniche, i risultati e le complicazioni di ciascuna di queste metodiche verranno illustrati in dettaglio.


Studio dei pattern OCT nelle anomalie della papilla ottica in oftalmologia pediatrica
Paola Camicione

La tomografia a coerenza ottica (OCT) spectral domain rappresenta una tecnica di imaging veloce, semplice e non invasiva per la valutazione della papilla ottica nella popolazione pediatrica.
Nei piccoli pazienti questa metodica fornisce rapidamente una misura quantitativa e riproducibile dello strato delle fibre nervose retiniche (RNFL) peripapillare e permette di documentare e quantificare aumenti di spessore o assottigliamenti del RNFL in corrispondenza del disco ottico.
Scansioni lineari eseguite sulla papilla ottica consentono inoltre, di studiare l’ultrastruttura e la morfologia degli strati retinici interni ed esterni, fornendo patterns OCT caratteristici.
Le patologie papillari che abbiamo studiato mediante OCT Spectralis (Heidelberg Engineering) sono le seguenti:

  • Anomalie congenite della papilla ottica
  • Papilledemi e pseudo-papilledemi
  • Neuriti ottiche secondarie a malattie demielinizzanti
  • Papilliti
  • Otticopatie congenite
  • Otticopatia glaucomatosa
  • Gliomi del nervo ottico secondari a neurofibromatosi di tipo 1

La misurazione del RNFL peripapillare e le immagini morfologiche di patterns OCT della papilla ottica rappresentano strumenti indispensabili nella gestione delle malattie neuroftalmologiche pediatriche sia nelle fasi diagnostiche iniziali che durante il follow-up.


Processi diagnostici di I livello

Emilia Cantera

Nella corretta gestione dell’occhio rosso è necessario seguire alcuni processi diagnostici indispensabili per inquadrare correttamente la patologia che lo determina.
Verranno esaminati nel dettaglio esami diagnostici quali l’esame obiettivo, l’esame biomicroscopico.
Test di valutazione del film lacrimale, colorazioni vitali, esami di valutazione della cornea.
Nella relazione si cercherà di indicare un corretto percorso diagnostico partendo dalle procedure più semplici per arrivare agli esami più complessi.


Trattamento chirurgico dell’emorragia coroideale espulsiva
Giuseppe Carlevaro, P. U. Mainardi, V.M. Marino

Struttura Complessa di Oculistica Adulti – Ospedale Niguarda Ca’ Granda - Milano

Obiettivo: Presentare il trattamento chirurgico impiegato in un caso di emorragia coroideale espulsiva.
Materiali e metodi: Una donna di 79 anni è stata sottoposta ad intervento di facoemulsificazione per cataratta in occhio sinistro, nel corso del quale si è verificata una emorragia espulsiva. Dopo 10 giorni è stata sottoposta a trattamento chirurgico dell’emorragia espulsiva.
Risultati: La procedura chirurgica è consistita in riposizionamento di iride prolassata, drenaggio dell’emorragia coroideale attraverso sclerotomie a 10 mm dal limbus nei quattro quadranti, vitrectomia via pars plana, appianamento retinico con PFCL, retinotomia periferica su 360°, drenaggio ab interno del sangue sottoretinico, scambio PFCL/olio di silicone e impianto IOL a fissazione sclerale.
Conclusioni: Il trattamento chirurgico impiegato ha permesso di ottenere la risoluzione dell’emorragia coroideale con appianamento retinico e discreto recupero funzionale di 1/30.


La ptosi e la chirurgia estetica delle palpebre superiori: dalla semeiotica alla chirurgia

Giuseppe Davì

La chirurgia delle palpebre superiori è da sempre quella che rappresenta in percentuale il maggiore numero di interventi. La ptosi palpebrale e le dermatocalasi, con o senza l’associazione di una ptosi del sopracciglio, sono sicuramente gli inestetismi più frequenti.
Fondamentale per una chirurgia riuscita e soddisfacente, sia dal punto di vista funzionale ma soprattutto estetico è una attenta valutazione semeiologica pre operatoria. In questa relazione vengono focalizzati i punti principali di quest’ultimo approccio e le varie tecniche chirurgiche.


Ultime novità nel trattamento delle occlusioni venose retiniche

Chiara Eandi

L'edema maculare secondario ad occlusione venosa retinica è una condizione che non ha un trattamento standardizzato. Recentemente nuovi approcci terapeutici hanno dimostrato efficacia e sicurezza. Verranno presentati i dati recenti per il trattamento di questa condizione patologica.


Corneal Epithelial Stem Cells are Reduced Following Sensory Denervation

Giulio Ferrari1,2,3, H. Ueno1,4, T. Hattori1, S.K. Chauhan1, P. Rama3, R. Dana1

1 Schepens Eye Research Institute and Dept. of Ophthalmology, Harvard Medical School, Boston.
2 Bietti Eye Foundation, Rome, Italy.
3 San Raffaele Scientific Institute Ophthalmology - Cornea and Ocular Surface Unit - Eye Repair, Milan, Italy.
4 Dept. of Ophthalmology, St. Marianna University School of Medicine, Kanagawa, Japan

Purpose: Neurotrophic keratopathy (NK) remains difficult to treat. It can cause corneal epithelial defects, stromal thinning and perforation suggesting a role of corneal nerves in maintaining the corneal homeostasis. The purpose of this study was to investigate the effect of corneal denervation on corneolimbal progenitor cells.
Methods: NK was induced in mice by electro-coagulation of the trigeminal nerve and absence of corneal nerves was assessed by beta-III tubulin immunostaining. Real-time polymerase chain reaction was performed to quantify expression of corneal progenitor cell markers. ATP-binding cassette subfamily G member 2 (ABCG2), p63, hairy enhancer of split 1 (Hes1), Keratin 15 was assessed in denervated mice and controls by immunofluorescence microscopic studies. In addition, colony-forming efficiency (CFE) assay was performed to assess corneal progenitor cell function.
Results: ABCG2, p63, Hes1 expression detected with immunostaining was decreased in denervated corneas after 7days compared to those in the normal corneas. Similarly, mRNA expression levels for ABCG2, p63, Hes1, N-cadherin and Keratin 15 were significantly decreased in denervated corneas. In addition, we found a significant reduction (~50%) in CFE of progenitor cells harvested from denervated eyes compared to normal eyes.
Conclusions: Our results suggest that corneal progenitor cells are significantly reduced in number and function in our animal model of corneal denervation. Our data provide novel evidence for the critical role of innervation in maintaining corneal epithelial cells and/or the stem cell niche.


LIPO FILLING in Oftalmoplastica

F. Garzione, P. Vassallo

L’enoftalmo e l’approfondimento del solco orbito palpebrale nelle cavità anoftalmiche sono un problema di difficile soluzione chirurgica. Con impianti autologhi o eterologhi si può migliorare molto l’enoftalmo, ma il solco sovraorbitario dopo enucleazione/eviscerazione inevitabilmente si vuota del grasso e si approfondisce. Per ovviare a questo in estetismo abbiamo utilizzato “lipofilling” arricchiti di PRP (plasma arricchito di piastrine) autologo. L’uso dei fattori di crescita piastrinici prelevati dal sangue dello stesso paziente e iniettati insieme ai “lipo filling” autologhi nel solco orbito palpebrale, ha lo scopo di favorire la vascolarizzazione e quindi la “rivitalizzazione” dell’innesto, oltre a ridurre la flogosi e le possibili infezioni.
Incoraggiati dal successo ottenuto da “lipofilling + fattori di crescita piastrinici”, abbiamo utilizzato questo trattamento anche per migliorare l’elasticità dei tessuti e ridurre le aderenze in presenza di cicatrici palpebrali e periorbitarie.


Nuovi orientamenti nella fotocoagulazione retinica

Fabrizio Giansanti

La relazione verterà sull’utilizzo della terapia laser nelle diverse patologie oculari con particolare interessamento per quelle vitreo-retiniche. Nel corso degli ultimi anni l’utilizzo di nuovi farmaci intravitreali per le patologie degenerative e vascolari della retina ha cambiato le modalità di impego dei laser. Nella relazione, dopo una presentazione delle caratteristiche dei laser applicati in oftalmologia e delle recenti modalità di applicazione degli stessi, verranno affrontati i protocolli terapeutici più recenti e discusso il ruolo che il laser ha oggi in questo ambito.


Diagnosi precoce del Glaucoma

Michele Lanza

Il Glaucoma Primario ad Angolo Aperto risulta essere tra le prima cause di cecità irreversibile nella popolazione mondiale ed è stato ampiamente dimostrato che una terapia ipotonizzante avviata nelle prime fasi della patologia risulta fondamentale nell’ impedire i progressivi danni a carico del campo visivo.
Le tradizionali tecniche diagnostiche utilizzate, tonometria di Goldmann, Perimetria Computerizzata e osservazione della papilla del nervo ottico con oftalmoscopia indiretta, hanno mostrato nel tempo difetti di ripetibilità ed attendibilità in determinate situazioni.
Da alcuni anni sono stati introdotti nella pratica clinica diverse tipologie di apparecchiature diagnostiche al fine di rendere la diagnosi di glaucoma più precisa e precoce possibile, analizzando paramenti come lo strato delle fibre nervose retiniche, la papilla ottica, lo strato retinico magno cellulare, le proprietà biomeccaniche della cornea.Anche le moderne tecniche proposte tuttavia, presentano limiti di affidabilità e ripetibilità che saranno oggetto della relazione.


La vitreografia dinamica tridimensionale
G. Lesnoni, Andrea Aiello

Il triamcinolone acetonide, grazie alla capacità dei cristalli di legarsi alla matrice del collagene vitreale, è in grado di evidenziare chiaramente la matrice fibrillare del vitreo. L’autore presenta un’innovativa modalità di utilizzo del TA nell’ambito della chirurgia vitreoretinica, la vitreografia dinamica tridimensionale (VDT).
La tecnica prevede l’utilizzo del TA nella fase più precoce dell’intervento, prima dell’inizio della vitrectomia, al fine di visualizzare i rapporti fra il vitreo e la retina con un’immagine tridimensionale al microscopio, fornendo al chirurgo un chiaro quadro preoperatorio in diversi quadri patologici.
Fra i principali vantaggi, c’è la riduzione del rischio di indurre, fin dall’inizio dell’intervento, trazioni indesiderate sulla base vitreale, con conseguente minor rischio di rotture retiniche iatrogene e distacco di retina postoperatorio.
Vengono, inoltre, presentati i risultati preliminari di uno studio che ha come endpoint primario la valutazione dell’incidenza di induzione di rotture iatrogene in corso di vitrectomia, con e senza VDT.


Meccanismi alla base della comparsa dell’occhio rosso: allergia e risposta immune
Andrea Leonardi

Clinica Oculistica, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Padova

Le congiuntiviti allergiche sono patologie infiammatorie della superficie oculare di frequente riscontro ambulatoriale. L’identificazione dei meccanismi alla base della reazione clinica permettono di impostare una corretto protocollo diagnostico per l’inquadramento e la gestione del singolo paziente. Se le congiuntiviti allergiche stagionali e perenni si basano principalmente su meccanismi IgE-mediati con conseguente rilascio di mediatori chimici tipici della attivazione dei mastociti, le forme di cheratocongiuntivite primaverile e atopica sono conseguenti alla attivazione di meccanismi multipli e complessi. In queste forme, il ruolo principale e’ svolto da cellule dendritiche, linfociti di tipo Th2 ed eosinofili attivati. Numerose altre vie di attivazione infiammatoria sono comunque coinvolte nello sviluppo delle forme severe di cheratocongiutivite allergica.


Risultati della prima applicazione clinica italiana di un sistema compatto di Oftalmoscopia ad Ottica Adattiva

Marco Lombardoa, Giuseppe Lombardob,c, Domenico Schiano Lomorielloa, Pietro Ducolia, Sebastiano Serraoa

a IRCCS Fondazione G.B. Bietti, Rome, Italy
b CNR - IPCF Unit of Cosenza, c/o LiCryL laboratory, Department of Physics, University of Calabria, Rende (CS)
c Vision Engineering, Rome, Italy

Lo sviluppo di un sistema compatto di oftalmoscopia a Ottica Adattiva apre la possibilità, in ambiente clinico, di visualizzare la microscopia del tessuto retinico in tempo reale.
Nel presente studio, una popolazione di adulti esenti da patologie retiniche ed una popolazione di pari età con varie manifestazione patologiche della retina, comprese la degenerazione maculare legata all’età (AMD) e la retinopatia diabetica (RD), sono state sottoposte ad oftalmoscopia ad Ottica Adattiva impiegando un prototipo compatto (rtx1, Imagine Eyes, Orsay, Fr).
In tutti i pazienti è stato possibile visualizzare il mosaico fotorecettoriale parafoveale. Le immagini acquisite nella popolazione sana, hanno dimostrato come la densità dei coni si riduca con la distanza dalla fovea in modo simmetrico. Nei pazienti con AMD, i coni sono ancora morfologicamente intatti al di sopra delle microdrusen; nella RD, anche in presenza di sub-edema intraretinico, la morfologia dei coni è preservata.
Il primo prototipo di oftalmoscopia ad Ottica Adattiva dimostra chiaramente le potenzialità di questa tecnologia nel porre le basi per una nuova frontiera nella diagnostica delle patologie retiniche. La risoluzione laterale di 2 μm consente di migliorare le conoscenze di base dei meccanismi fisio-patologici delle degenerazioni dei fotorecettori e di porre diagnosi ad uno stadiopre-sintomatico della malattia.


Nuove prospettive nella terapia della sindrome dell'occhio secco

Flavio Mantelli

Area di Oftalmologia, Università Campus Bio-Medico di Roma

La sindrome dell’occhio secco è una patologia molto comune, che per lungo tempo è stata affrontata esclusivamente con terapie palliative, quali l’uso di sostituti lacrimali o lubrificanti della superficie oculare. Tuttavia, negli ultimi anni la ricerca di base e clinica sulla sindrome dell’occhio secco ha fatto enormi progressi che hanno incrementato la conoscenza sulla fisiopatologia della malattia e comportato un drastico cambiamento nell’approccio terapeutico. In particolare, si è assistito ad uno spostamento del paradigma della gestione dell’occhio secco dalla semplice lubrificazione e idratazione della superficie oculare, allo sviluppo di molecole che stimolano la naturale produzione dei costituenti lacrimali, che mantengono intatta la barriera epiteliale e gli epiteli della superficie oculare, che inibiscono la sintesi di fattori infiammatori, e che svolgono un ruolo immunomodulatorio.
Il più importante risultato di questa intensa attività di ricerca è stato senza dubbio l’approvazione da parte dell’FDA negli Stati Uniti della ciclosporina in collirio come primo vero trattamento della patologia. In attesa dell’approvazione di questa molecola anche in Europa, la ricerca sta proseguendo senza sosta e nuovi approcci terapeutici si stanno delineando anche grazie a ricerche italiane, a partire dall’uso di fattori di crescita quali l’NGF, fino ad arrivare ad attivatori selettivi di fattori di trascrizione coinvolti nel mantenimento del fenotipo secretorio delle cellule caliciformi congiuntivali.
E’ quindi probabile che le terapie future per la sindrome dell’occhio secco saranno sempre più specifiche e mirate a gestire i fenomeni alla base della patologia, che sia essa di tipo iposecretivo, evaporativo, o misto. Tutto ciò richiederà ovviamente ulteriori ricerche, ma sulla base dei progressi fatti negli ultimi anni e del numero di nuove terapie in esame, sicuramente non mancheranno nuove e promettenti prospettive terapeutiche per i pazienti affetti da sindrome dell’occhio secco.


Cheratiti Batteriche. Up To Date in diagnosi e terapia

Rita Mencucci

Le cheratiti batteriche presentano spesso una sfida per l'oftalmologo, sia per quanto riguarda la diagnosi tempestiva, che per la corretta gestione e il trattamento. Nella relazione verranno presentati i più recenti aggiornamenti riguardo a questi temi.


Inquadramento e terapia delle blefariti. Risultati dell’International MGD Workshop

Giulio Modorati

Le blefariti sono la più comune causa di occhio secco evaporativo. Per questo motivo l’analisi dell’eziopatogenesi di questa disfunzione è stata ampiamente discussa nel corso dell’International MGD Workshop. Lo scopo di questa relazione è quello di riassumere e sintetizzare i concetti principali di questo enorme lavoro svolto e la loro applicazione clinica.


Deficit volumetrico e malposizioni palpebrali nell’anoftalmo acquisito

Alessandra Modugno

L'intervento di demolizione del bulbo oculare deve prevedere una ricostruzione del deficit volumetrico che si viene a creare con l'asportazione del bulbo oculare.
Nella presentazione vengono illustrate le procedure chirurgiche da eseguire per evitare le malposizioni palpebrali in pazienti enucleati o eviscerati e quali procedure attuare per migliorare l’aspetto estetico di questi pazienti.
E’ inoltre indispensabile valutare la cavità orbitaria in tutti i suoi aspetti e soprattutto la profondità dei fornici congiuntivali prima di fare un programma operatorio.
Bisogna sempre colmare il deficit di volume prima di pensare di agire chirurgicamente sulle palpebre per evitare risultati insoddisfacenti.
Il posizionamento corretto di una protesi all’interno della cavità darà al chirurgo ulteriori informazioni per un corretto programma chirurgico.


La Blefaroplastica Inferiore

Carlo Orione

L'obiettivo della relazione è quello di mostrare le attuali tecniche chirurgiche nella Blefaroplastica Inferiore, con particolare rilevanza alle tecniche di riposizionamento del grasso, sia per via transcongiuntivale che per via transcutanea, valutando in quali pazienti si consiglia un tipo di tecnica ed in quali l'altra.Tramite filmati verranno mostrati “step by step” gli interventi nella loro completezza, anche con l'utilizzo delle moderne apparecchiature a radiofrequenza, per finire con l'analisi pre e post operatoria dei pazienti.


Le neoplasie palpebrali: clinica e chirurgia
Francesco Quaranta Leoni

Le tecniche ricostruttive successive all’escissione di una neoplasia palpebrale variano in relazione all’entità del tessuto palpebrale rimosso.
La tecnica della chiusura diretta è di semplice esecuzione e permette di ricostruire la palpebra fino ad una perdita orizzontale pari al 50%. In caso di difetti orizzontali di maggiore entità è necessario quantificare l’entità del deficit verticale prima di pianificare la ricostruzione.
Tra le varie opzioni, saranno presentate tecniche a lembo a partenza dalla fronte e/o dalla palpebra inferiore e tecniche composte da lembo ed innesto.


Diagnosi e possibilità terapeutiche della coroideremia

Settimio Rossi

Dipartimento di Oftalmologia, Seconda Università degli Studi di Napoli, Napoli, Italy

La coroideremia è una distrofia coroideale a trasmissione x-linked, causata da mutazioni nel gene CHM1, caratterizzata da cecità notturna, progressiva riduzione del campo visivo ed elettroretinogramma marcatamente ridotto o estinto. Si descriveranno gli aspetti clinici e genetici dei pazienti e delle portatrici sane e le possibili relazioni tra la severità delle mutazioni nel gene CHM e le caratteristiche cliniche della malattia. Inoltre, considerati i risultati preclinici di terapia genica, verrà discussa la possibilità di un futuro trattamento nell’uomo.


Tecniche di decompressione orbitaria

Dario Surace

Scopo: Illustrare le possibili tecniche decompressive, in relazione alle caratteristiche anatomiche e non del paziente.
Materiali e metodi: Analisi retrospettiva della casistica personale di 164 decompressioni orbitarie eseguite con 8 tipi di tecniche o combinazioni di tecniche dal 2000 al 2010.
Risultati: L'entità della decompressione varia a seconda della tecnica usata ed è superiore in relazione al maggior numero di pareti decompresse. La comparsa di diplopia postoperatoria non preesistente varia a seconda della tecnica. L'entità della riduzione dell'esoftalmo è influenzata dalle caratteristiche anatomiche del paziente.
Conclusioni: Conoscere una o due tecniche non basta. La personalizzazione della pianificazione dell'intervento consente di utilizzare la tecnica potenzialmente più efficace e di ridurre il rischio diplopico. Risulta quindi essere la miglior strategia per raggiungere la soddisfazione del paziente.


Malattie genetiche oculari: dal gene alla terapia - Diagnosi genetica e prognosi

Francesco Testa

Dipartimento di Oftalmologia, Seconda Università degli Studi di Napoli, Napoli, Italy

Lo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche, in campo clinico e genetico molecolare, in circa 10 anni ha completamente modificato lo studio delle distrofie retiniche ereditarie, facilitandone la diagnosi e consentendone un follow-up più accurato. Gli esami diagnostici come la tomografia a coerenza ottica, la microperimetria e l’elettroretinogramma multifocale, consentono una visione globale della malattia retinica ed unitamente alle informazioni riguardanti il genotipo aiutano a definire la severità della malattia migliorandone la definizione prognostica.


Malattie genetiche oculari: dal gene alla terapia. Diagnosi genetica e prevenzione

Francesca Torricelli

SOD Diagnostica genetica AOU Careggi, Firenze

Le distrofie retiniche rappresentano un gruppo di patologie caratterizzate da un’ ampia eterogeneità genetica e fenotipica. La Retinite Pigmentosa (RP) è la più frequente delle distrofie retiniche ereditarie. Si distinguono forme dominanti (30-40%), recessive (50-60%) e X-linked (5-15%). Ad oggi sono stati identificati più di 50 geni, responsabili di RP non sindromica: 19 geni per le RP-ad, 24 geni per la RP-ar, 2 geni per la RP-xl. L’amaurosi congenita di Leber (LCA) è una forma di RP atipica, che si presenta come una grave distrofia retinica a trasmissione autosomica recessiva o dominante. Sono ad oggi ritenuti responsabili di LCA almeno 15 geni.
Nell’ambito delle forme sindromiche, la sindrome di Usher (USH), trasmessa come carattere autosomico recessivo, è caratterizzata da una degenerazione retinica tipo retinite pigmentosa associata ad ipoacusia neurosensoriale. Dal punto di vista clinico si classifica in tre sottotipi (USH1, USH2 e USH3), di diversa gravità. Dal punto di vista genetico sono state associate alle diverse forme di USH mutazioni in 10 geni.
Le maculopatie ereditarie di più frequente riscontro sono la malattia di Stargardt, la distrofia dei coni, la malattia di Best e le distrofie a pattern. Gli aspetti clinici di queste patologie possono essere anche molto simili, ponendo talvolta problemi di diagnostica differenziale, tuttavia a parte la distrofia dei coni, sono malattie causate da un limitato numero di geni.
La diagnostica molecolare delle patologie retiniche ereditarie è molto complessa, e necessita l’implementazione di tecniche che vanno oltre il sequenziamento tradizionale del DNA e che permettono di abbassare i tempi e i costi di queste analisi. La caratterizzazione del genotipo d’altra parte è fondamentale per identificare quei pazienti che in futuro potranno beneficiare della disponibilità di un’ eventuale terapia genica.
La Clinica Oculistica e la SOD. Diagnostica Genetica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi svolgono dall’anno 2000 un’intensa attività nel campo delle malattie retiniche ereditarie e costituiscono il Centro di riferimento regionale per le Degenerazioni Retiniche Ereditarie.
Presso la SOD Diagnostica Genetica vengono effettuati test genetici per la malattia di Stargardt, le Degenerazioni maculari vitelliformi mediante tecniche di sequenziamento in automatico Per la Retinite Pigmentosa, l’amaurosi congenita di Leber, la sindrome di Usher vengono utilizzati microarray per la ricerca delle sole mutazioni note. A breve verrà implementata la tecnologia “next generation sequencing” per effettuare il sequenziamento di più geni contemporaneamente a costi molto più bassi, in modo da non limitare l’analisi al solo screening delle mutazioni note.


Occhio Rosso: processi diagnostici

Claudio Traversi

La diagnostica dell’occhio rosso deve essere impostata dopo aver eseguito un approfondito esame clinico convenzionale e raccolta una dettagliata anamnesi.
Formulata una ipotesi diagnostica può a questo punto essere programmata l’esecuzione di esami che mirano ad aggiungere elementi per arrivare ad una diagnosi di certezza.
La microscopia confocale consente di effettuare osservazioni a livello microscopico anche se non equiparabili all’istologia che possono soprattutto osservare i mutamenti che si hanno rispetto al quadro clinico normale.
A seconda del processo patologico è possibile osservare cellule dendritiche , di Langerhans , tipiche in una reazione di rigetto , infiltrazioni di cellule rotondeggianti assimilabili ai linfociti , alterazioni a carico dello stroma corneale con presenza di cheratociti attivati ed aumento degli spazi.
Nell’occhio secco è possibile osservare dei cambiamenti sulla congiuntiva e sulla cornea per una progressiva mutazione degli epiteli congiuntivali.
Una diagnosi di eziologia nelle forme infettive è possibile solo in forme determinate da microrganismi di dimensioni sufficienti ad essere visualizzato con il microscopio , come ad esempio nelle infezioni da acantamoeba.


La microscopia confocale in vivo della superficie oculare: alta risoluzione e visione d’insieme.
Edoardo Villani

In termini generali, caratteristica fondamentale (e importante limite) della microscopia confocale è quella di rinunciare all’ampiezza del campo di visione per ottenere la massima risoluzione.
Negli ultimi anni, l’applicazione di questa tecnologia in vivo alla superficie oculare ci ha fornito molte informazioni sui processi fisiopatogenetici e ci ha permesso di studiare con un nuovo approccio un numero sempre crescente di componenti dell’unità morfo-funzionale “superficie oculare”.
Attualmente la microscopia confocale in vivo permette di effettuare un campionamento ottico multiplo e simultaneo, non invasivo e rispettoso dello “steady-state”, in grado di conciliare l’esigenza di ottenere una risoluzione comparabile a quella di un esame istologico con la necessità di avere una visione il più possibile d’insieme delle alterazioni, delle patologie e delle risposte ai trattamenti dell’unità morfo-funzionale “superficie oculare”.


L’utilizzo dell’imaging nella valutazione dell’efficacia delle terapie per le maculopatie

Francesco Viola

Durante la presentazione verranno prese in considerazione le attuali tecniche diagnostiche nel trattamento e nel follow-up dei pazienti affetti da maculopatia e sottoposti ai trattamenti.
In particolare il relatore evidenzierà l’importanza della diagnosi precoce e della precisa classificazione della neovascolarizzazione coroideale con le tecniche fluorangiografiche e con il verde di indocianina. Verrà quindi sottolineata l’importanza degli Spectral Domain OCT nel follow up del trattamento di questi pazienti e nel valutare la prognosi visiva.